

Trasforma lo spazio in esperienza luminosa e condivisa, celebrando la città come organismo vivo attraverso sculture di luce che fondono architettura, tecnologia ed energia collettiva.


Nato a Milano nel 1974, Patrick Tuttofuoco appartiene alla generazione di artisti che ha saputo intrecciare arte, architettura e tecnologia in un linguaggio vitale e luminoso. Formatosi al Politecnico di Milano e all’Accademia di Brera, debutta nel 2000 con una personale presso lo Studio Guenzani, imponendosi subito come una delle voci più originali della scena contemporanea.
Il suo lavoro è concepito come un dialogo tra gli individui e la loro abilità a trasformare l’ambiente che abitano, esplorando nozioni di comunità ed integrazione sociale al fine di combinare l’immediata attrazione sensoriale con il potere di innescare profonde risposte teoriche. Luci, superfici specchianti, laser e neon colorati sono gli elementi che gli permettono di creare un dialogo con il pubblico e con lo spazio in cui si trova a operare e che riflettono la radice dinamica e corale della sua ricerca artistica.
Dalle monumentali Otto torri alle sfere in plexiglass che pulsano di energia, fino ai video come Boing (2001), l’artista celebra un mondo in movimento, aperto, luminoso.
La prima impressione che ho avuto scendendo nella metropolitana di Brescia è l’estrema profondità delle sue banchine e mi sono reso conto che quella dimensione era dovuta agli strati di storia che dovevano essere attraversati per poter realizzare il progetto.
Patrick Tuttofuoco


















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