



DESCRIZIONE DELL’OPERA
Come in un immaginario ritrovamento archeologico, quattro imponenti colonne greche, della lunghezza di 13 metri ciascuna, trasformano i contrafforti che sovrastano la discesa ai binari, offrendo ai passeggeri un ironico viaggio nel tempo.
L’artista ha scelto di intervenire direttamente sugli elementi strutturali della stazione, sfruttando l’architettura del passato antico come un modo per decostruire la vita nel presente e cogliere negli strati sotterranei della metropolitana una metafora della stratificazione del tempo e un mondo inesplorato dove tutto è possibile.








L’artista con la sua opera mette in relazione continua tra loro diversi paradossi: prende uno dei materiali più duri e freddi – l’acciaio – e lo avvolge in un materiale morbido e caldo, come se la stazione di Bresciadue si appoggiasse su una nuvola, in un mondo onirico e lento che contrasta con la velocità degli spostamenti in metropolitana.
I puntoni, esempi della più recente tecnologia e della contemporaneità, vengono trasformati in qualcosa di antico.


Architetto che demolisce l’architettura per ricostruirla come pensiero: smonta le rovine del presente per immaginare gli spazi del futuro.


















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